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CBAM dal 2026: nuove regole e implicazioni operative per le imprese importatrici

Con l’entrata in vigore del 2026, il Mecanismul de Ajustare a Carbonului la Frontieră entra nella sua fase più rilevante dal punto di vista operativo. Il CBAM dal 2026 segna infatti il passaggio definitivo da un sistema di monitoraggio e rendicontazione a un meccanismo capace di incidere direttamente sui costi di importazione e sulle scelte strategiche delle imprese che operano su filiere extra UE.

In questa nuova fase, l’attenzione non è più concentrata solo sul rispetto formale degli obblighi, ma sulla capacità delle aziende di governare un quadro normativo che collega in modo sempre più stretto le emissioni incorporate al prezzo dei beni importati. Il CBAM diventa così una variabile strutturale nella gestione degli approvvigionamenti e nella pianificazione economica.

Cosa cambia con il CBAM dal 2026 rispetto alla fase transitoria

I regolamenti definitivi approvati dalla Commissione europea rafforzano l’impianto del meccanismo e chiariscono le modalità con cui il CBAM verrà applicato nella fase successiva al periodo transitorio. In particolare, vengono definiti:

  • benchmark aggiornati per l’allocazione gratuita,
  • nuovi valori di riferimento per il calcolo delle emissioni,
  • criteri di maggiorazione applicabili in assenza di dati specifici.

Nel loro insieme, queste misure riducono gli spazi di interpretazione e rendono più stringente il legame tra emissioni e oneri economici, rendendo il CBAM dal 2026 uno strumento pienamente operativo e non più sperimentale.

Benchmark più severi e riduzione delle compensazioni implicite

La revisione dei benchmark comporta una riduzione progressiva delle compensazioni implicite legate all’allocazione gratuita. Una quota crescente delle emissioni incorporate nei prodotti importati rientra quindi nel perimetro di applicazione del CBAM, con un effetto diretto sull’esposizione economica delle imprese importatrici.

A questo si aggiunge la previsione di future ricalibrazioni, che introduce un elemento di incertezza nel medio periodo. Per le aziende, il CBAM dal 2026 non rappresenta solo un cambiamento normativo, ma una variabile da integrare nelle valutazioni di budget e nelle analisi di scenario.

Valori di default e aumento dell’esposizione economica

Nel nuovo assetto, l’utilizzo dei valori di default assume un peso crescente. In assenza di dati emissivi forniti dai produttori extra UE, le emissioni vengono calcolate sulla base di valori standard fissati secondo criteri prudenziali, spesso superiori alle emissioni effettive dei processi produttivi.

Dal punto di vista operativo, questo comporta che:

  • le emissioni risultano frequentemente sovrastimate,
  • il divario rispetto all’utilizzo di dati certificati aumenta,
  • il ricorso ai valori di default diventa sempre meno sostenibile.

Il CBAM dal 2026 accentua quindi la differenza tra imprese in grado di raccogliere informazioni puntuali lungo la filiera e imprese che continuano a operare con dati incompleti.

Il meccanismo di mark-up sui valori di default

A rafforzare ulteriormente questo disallineamento contribuisce il meccanismo di maggiorazione progressiva applicato ai valori di default a partire dal 2026. Il mark-up aumenta nel tempo, rendendo sempre più oneroso l’utilizzo di stime standardizzate e spingendo le imprese verso l’adozione di dati emissivi specifici.

Nel complesso, il CBAM dal 2026 introduce una pressione economica crescente che rende necessario un approccio strutturato alla gestione delle informazioni emissive e dei rapporti con i fornitori extra UE.

Impatti operativi per le imprese importatrici e sulla supply chain

La combinazione di benchmark più stringenti, valori di default elevati e maggiorazioni progressive modifica in modo significativo il rapporto tra imprese importatrici e filiere internazionali. La capacità di ricostruire l’impronta emissiva dei prodotti diventa un fattore discriminante nella gestione dei flussi di acquisto.

Dal punto di vista operativo, diventa centrale:

  • mappare con precisione la supply chain extra UE,
  • valutare l’affidabilità dei fornitori nella produzione dei dati emissivi,
  • stimare in anticipo l’impatto del CBAM dal 2026 sulle scelte di approvvigionamento.

Estensione del CBAM dal 2028: un ulteriore cambio di scala

La proposta di regolamento COM(2025) 989 apre una fase successiva che amplia ulteriormente il perimetro del meccanismo. Dal 2028, il CBAM potrebbe estendersi oltre le materie prime, coinvolgendo prodotti trasformati e semilavorati ad alta intensità di acciaio e alluminio.

Questa evoluzione mira a evitare che il costo del carbonio venga aggirato attraverso la rilocalizzazione di specifiche fasi produttive al di fuori dell’Unione europea, con successiva reintroduzione dei beni sul mercato comunitario.

Prodotti a valle e complessità informativa

L’estensione ai prodotti a valle aumenta in modo significativo la complessità informativa. Per le imprese importatrici non sarà più sufficiente conoscere l’origine del materiale di base, ma diventerà necessario ricostruire i processi produttivi intermedi e la composizione dei beni finiti lungo più livelli della filiera.

Rottami pre-consumo e superamento dello scrap loophole

Sempre dal 2028, la proposta prevede l’inclusione dei rottami industriali pre-consumo nel calcolo delle emissioni incorporate. Questa misura corregge una distorsione che ha favorito l’utilizzo strategico di materiali intermedi a emissioni nulle, mantenendo invece l’esclusione dei rottami post-consumo per non penalizzare il riciclo a fine vita.

Elettricità importata: semplificazioni anticipate dal 2026

Per l’elettricità importata, il nuovo quadro regolatorio introduce alcune semplificazioni già dal 2026. Il calcolo delle emissioni si baserà sul mix elettrico medio del Paese esportatore, includendo anche le fonti rinnovabili, superando l’approccio basato esclusivamente sui combustibili fossili.

Vengono inoltre resi più flessibili i criteri per la dichiarazione delle emissioni effettive tramite contratti di acquisto di energia, pur mantenendo elevata l’attenzione sulla qualità e verificabilità dei dati.

Perché prepararsi oggi al CBAM dal 2026

Rimandare l’adeguamento al CBAM espone le imprese a rischi economici e organizzativi difficili da gestire in tempi brevi. La raccolta dei dati, il coordinamento con i fornitori e la verifica delle informazioni richiedono un lavoro progressivo e strutturato.

In questo contesto, il nostro ruolo è affiancare le imprese nella gestione operativa del CBAM dal 2026, supportandole nella lettura delle nuove regole, nell’analisi degli impatti economici e nella costruzione di flussi informativi coerenti con le scadenze del 2026 e del 2028. Un approccio che consente di governare il meccanismo nel tempo e di ridurne gli effetti più critici sulle scelte di approvvigionamento e sulla tenuta dei margini.

Per approfondire come prepararsi alla fase definitiva del meccanismo e valutare l’impatto sulla tua filiera, è possibile richiedere un confronto con il nostro team.

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